giovedì 15 aprile 2010

ANDARE AL CINEMA di Maurizio Mazzotta

Andare al cinema di Maurizio Mazzotta www.mauriziomazzotta.it

IL MIO AMICO ERIC

Il mio amico Eric, regia di Ken Loach, sceneggiatura di Paul Laverty. Tra gli interpreti Eric Cantona e Steve Evets. La fotografia è di George Fenton, il montaggio di Jonathan Morris. Paesi produttori: Belgio, Francia, Gran Bretagna, Italia. Uscita nei cinema dicembre 2009.
Eric, un portalettere, è un uomo tendente alla depressione, e ne ha di motivi. Il minore è una figlia, avuta dal primo matrimonio, che è studentessa-madre, la cui bambina, lui nonno, accudisce insieme ovviamente alla nonna, Lily. Proprio il dover incontrare per la nipotina comune la prima moglie ha risollevato la polvere sul passato, certamente uno strato sottile di polvere perché il problema minore ha scoperto il problema maggiore: il passato ritorna col suo peso ed Eric ripensa a Lily e alla propria incapacità di chiarire a lei, quando era il momento, perché non l’ha voluta più, cosa lo aveva bloccato, quali paure lo avevano trattenuto. E poi c’è il presente che lo annienta e lo preoccupa per la presenza in casa di due ragazzi, figli della seconda moglie, che spadroneggiano e che oltretutto frequentano pare proprio dei criminali. Di conseguenza anche il lavoro non va bene, il cervello è intorpidito e la mano è lenta. E alla guida della sua automobile è un disastro. Cosa ha di buono Eric? Soltanto gli amici, tifosi come lui del Manchester United, amici che a modo loro, modo ruspante ma genuino, lo aiutano in tutto, forse soprattutto ad affrontare il passato, le sue inibizioni, dal momento che si dichiara ancora innamorato di Lily. E ha un’altra cosa, proprio un oggetto, un poster che raffigura il suo idolo, Eric Cantona, attaccante del Manchester United. Cantona “scende” dal poster per aiutarlo, così il postino riesce anche lui “a scendere” nel suo stesso profondo per ricercare i perché del tempo di Lily, i perché del tempo di oggi, e a cercare le forze per cambiare e tornare su.
Film realistico con un tocco di surreale, dove il surreale può essere benissimo scambiato per una semplice concretizzazione delle fantasie lievemente allucinate del protagonista, allorquando per sollevarsi fuma nella sua stanza uno spinello insieme appunto al suo idolo. Che gli dice quello che Eric vuol sentirsi dire; che lo “illumina” presentando alcuni fatti come eventi importanti e significativi; che lo stimola a trovare soluzioni intelligenti a quello che di colpo diventa il più grosso problema: una pistola, trovata da Eric in casa, nascosta dal più grande dei ragazzi per imposizione di un criminale, per quanto da strapazzo, sempre pericoloso. Questo è il primo colpo di scena, cui ne seguono altri fino a quando ogni cosa torna al suo posto, si rivela come è bene che sia: l’amore di Lily, che accetta le spiegazioni; persino il rapporto coi figliastri, che lo aiutano a ricucire con Lily e gli rivelano un gran bene e sono fieri di lui che si è rivelato geniale.
Ecco alcune chiavi di letture. Oltre al “guardati intorno, ci sono persone che vogliono aiutarti”, e al “pesca tra i tuoi ragazzi, non sono così cattivi come sembrano” c’è anche un “affronta i problemi grossi con intelligenza, attento all’emotività”. Ed è veramente geniale la soluzione trovata da Eric per l’ingombro della pistola. Il suo idolo Cantona gli ha suggerito il metodo: ricercare nella propria testa e richiedere l’aiuto agli amici, ma è lui che trova la soluzione e sono gli amici che lo aiutano a realizzarla.
Questi potrebbero essere “i messaggi” del film, ma il film non è appesantito dai messaggi, piuttosto è appesantito dal ritmo lento dell’inizio, che va avanti troppo con l’analisi delle inibizioni di Eric, con i dialoghi con il suo idolo. Non è giusto dire che la responsabilità è dello sceneggiatore, è la regia che fa le scelte, qui poi si tratta del ritmo, che è gestito dal regista in fase di montaggio. Poi di colpo il film esplode, in tutti i sensi. Perlomeno è a un certo punto che ci si accorge che la storia sta volando, che ci solletica, che sta per accadere qualcosa, che sta diventando più che interessante, intelligente e piacevole.