venerdì 27 novembre 2020


 IN BAZZECOLE E PISTACCHI 

Ci facciamo ridere

 

Attenzione: Se io ti racconto una barzelletta e tu ridi, posso concludere: “Io ti faccio ridere”. Se la racconto a un altro, e ride anche lui, dico: “Io lo faccio ridere”. Naturalmente a tutti e due insieme, se ridono, esclamerò soddisfatto: “Io vi faccio ridere”. E così pure se parlo di altri, mi vanto e divulgo: “Io li faccio ridere” appagato della mia vis comica. 

 

E che succede se io faccio ridere anche me perché, per esempio, mi è venuta in mente una battuta assai divertente, te la dico e ridiamo insieme, tu ed io? Per questa situazione la frase dovrebbe essere: “Io ci faccio ridere”. 

Ma abbiamo soggezione della lingua italiana, perché la frase è corretta ma ci sembra stonata e preferiamo non sottolineare che ridiamo anche noi alle nostre battute.  

 

Però la questione veramente si allarga e si trasforma in altra: da linguistica diventa psicologica.  Viene voglia di indagare e una domanda si impone: non diciamo “Io ci faccio ridere” perché suona male nella lingua italiana o perché non ci piace quando ci facciamo ridere? E intendiamo che non ci piace ridere alle nostre stesse battute oppure non ci piace ridere proprio di noi stessi, cioè delle cose che diciamo e facciamo? Ecco che scaturisce una preoccupazione molto seria, perché se non ridiamo di noi stessi è un grosso guaio. Invece purtroppo tendiamo a ridere degli altri, che è peggio.

 

Così un discorso semiserio sulla nostra lingua ne ha aperto un altro che invece appare subito grave, e lo è. 

È bene ridere di noi stessi, indipendentemente dalle battute che ci vengono in mente. È bene ridere di noi stessi e di ciò che ci accade, anche delle avversità sia se sappiamo affrontarle e tenerle a bada, perché potrebbero dilatarsi, sia se ci lasciamo abbattere da ciò che ci accade di spiacevole. Molti invece si difendono dalle disgrazie negandole, sperano così di esorcizzarle, di allontanare in questo modo il male. Non sanno che il male permane e che invece dobbiamo agire su di noi, in noi, per irrobustirci, e non sanno, in molti, che il ridere di noi ci serve proprio perché ci dà vigore e ci fortifica. Mentre il ridere degli altri alla lunga ci rende fragili.