lunedì 15 febbraio 2021

 









Il sonoro e la musica nel film
 
Il cinema diventò sonoro nel 1927 ma ai registi non piacque. Per i  registi che dichiaravano l’indipendenza del cinema dalle altre arti, il film non aveva bisogno del sonoro. Avevano ragione o torto? Forse bisogna fare prima delle precisazioni. 
Era vero, secondo me: con il sonoro il cinema diventava più simile al teatro (si pensi ai dialoghi), ed era un teatro reso spettacolo di massa per una grande moltitudine di spettatori. Ovviamente ciò svegliava l'interesse dei produttori e dei registi di mestiere. 
Dunque chi credeva nel cinema come forma d’arte e linguaggio espressivo sosteneva che non aveva bisogno del sonoro; chi pensava al cinema come produzione  di spettacoli sosteneva che lo spettacolo migliorava ed era un vantaggio perché si diffondeva maggiormente e si incassava di più. Non era un caso che i gestori delle sale dove si proiettavano i film ingaggiavano anche un pianista che suonasse durante la proiezione.
Per i primi il cinema era arte visiva: fotografia in movimento; costoro credevano di difendere l’autonomia, in realtà lasciavano il cinema per metà ancorato a un’altra arte, la fotografia appunto. I secondi, per legare il cinema allo spettacolo, gli hanno invece paradossalmente dato più indipendenza e quindi più novità e carattere, disancorandolo dalla fotografia, per cui ora si può definire, grazie al sonoro, come arte audio-visiva. Ugualmente distante dalla fotografia e dal teatro. E dalla narrativa letteraria. Questa è la grande novità del cinema: non è l’unione di tre linguaggi, ne è la sintesi, e quindi la creazione di un nuovo linguaggio, il cui percorso storico viene evidenziato da momenti, da “tappe”, e si arricchisce di contributi. I grandi registi avevano torto, ma facevano bene a difendere l’autonomia. I produttori non difendevano l’autonomia né la combattevano, ma avevano ragione. 
Intanto però le vicende e i differenti interessi avevano posto le basi per far crescere il cinema lungo un binario: una linea portava alla creazione di un nuovo linguaggio, l’altra a una nuova forma di spettacolo.
Ci sono altri aspetti da precisare, perché quando si parlava di sonoro si intendeva dire: dialogo, suoni d’ambiente, musica. Oggi con la parola sonoro ci si riferisce soltanto ai suoni d’ambiente, ma al di là delle vicende delle parole, le cose non cambiano perché l’audio è formato da tre tracce: da parole, siano commenti di voci in campo o fuori campo oppure dialoghi; da suoni dell’ambiente reale in cui si svolgono gli eventi raccontati, comunque rumori che hanno a che fare con la storia; da musica, che commenta eventi, stati d’animo, ambienti fisici. Dialoghi, suoni e musica cosa rappresentano? Sono tutti e tre ugualmente necessari al film? 
Chi ritiene che il cinema sia una forma di spettacolo e si adopera perché in tal senso acquisti sempre più forza, nemmeno si pone questi quesiti, la risposta sarebbe ovvia: sì, sono necessari tutti e tre. Sono coloro che si occupano del grande cinema. Apertura a tutti e tre i “sonori”, e aggiungere effetti speciali anche a scapito dell’ascolto; poco importa se musica e rumori coprono i dialoghi. Il cinema spettacolo è sensazione. E dunque la fotografia si dilata negli effetti visivi; il montaggio crea sequenze allucinanti, ritmi impossibili. Il cinema spettacolo ha un’ambizione: creare una nuova tipologia di spettatori. E ci riesce. Era da dubitare?
Chi pensa al cinema come arte audiovisiva, e non vorrebbe che fosse inquinato dagli aspetti deteriori della spettacolarizzazione e chi, come i filmmakers, realizza il cinema povero, costoro vogliono che il cinema sia emozione e pensiero. Esprimere i propri sentimenti e le proprie idee. Toccare il cuore e la mente di chi vede e ascolta. Che è la ragione dell’esistenza di ogni linguaggio artistico. Per questi cinefili e creatori di cinema bisogna distinguere fra le tracce sonore. Dicono (diciamo, ci sono anch’io) che la musica è un commento, e non è necessaria. La musica spesso si sostituisce all’immagine e al parlato e sveglia emozioni, emozioni che ha svegliato prima e altrove in passato, se è già nota, o che continua a svegliare dopo, disancorata dal film, anche se è stata scritta per quel film. Cioè la musica ha una vita sua, come tutte le arti sveglia emozioni, e proprio per questo rischia di sostituirsi al film. Il film deve invece provarci col suo proprio linguaggio. Il punto è se il cinema ha bisogno della musica o se può farne a meno. Se non può farne a meno è un’arte zoppa, necessita di stampelle. 
In un certo senso si ritorna a ciò che pensavano i registi del 1927, l’anno del sonoro. Ecco perché dire se avevano ragione o torto non era risposta da liquidare con poche parole. 
Il film è una storia rappresentata per immagini in movimento e  che si svolge in un ambiente ricreato, in questo senso vero e quindi dialoghi e rumori d'ambiente sono parte integrante della narrazione filmica.  Anche la musica di un CD che il protagonista della storia ascolta perché ha bisogno di ricordare o di lasciarsi andare o di distrarsi entra in questa narrazione. In questo senso, cioè come parte dell'ambiente, la musica rientra. La musica invece che commenta gli eventi è qualcosa di aggiunto, che non esiste nella realtà, qualcosa che si inserisce  perché si ha timore che il racconto non sia sufficiente per svegliare e mantenere  la partecipazione dello spettatore. Abbiamo tanti esempi di film con una colonna sonora che eccede e di registi che si sono rivolti a grandi musicisti che hanno finito per avere la meglio. Infatti quanti film si ricordano più per la musica! Si accentua la spettacolarità appunto: son et lumière. Ma il cinema non è son et lumière. Il cinema ricco è ormai segnato; ci sono delle eccezioni per fortuna di  registi e produttori coraggiosi, ma nella sostanza non si può tornare indietro.
Non pretendo che chi legge sia d’accordo. Io però, che ho iniziato a parlare del cinema povero, concludo  queste pagine con un augurio per il cinema povero che povero non è: che salvi la sua autonomia da ogni altra forma d’arte.